Ex Ilva, Jindal a Palazzo Tursi: Silvia Salis mette sul tavolo lavoro, salari e rilancio di Cornigliano

La delegazione del gruppo indiano interessato all’acquisto dell’ex Ilva è stata ricevuta questa mattina in Comune. La sindaca Silvia Salis ha chiesto garanzie precise su occupazione, stipendi, ambiente e investimenti per il futuro dello stabilimento di Cornigliano

Un passaggio istituzionale che pesa, e non poco, dentro una partita industriale decisiva per Genova. Questa mattina a Palazzo Tursi la sindaca Silvia Salis ha ricevuto una delegazione di Jindal, il gruppo indiano interessato all’acquisto dell’ex Ilva, accompagnata da una rappresentanza della struttura commissariale. L’incontro si è svolto prima della visita della delegazione a Cornigliano, dove gli emissari del gruppo hanno poi raggiunto gli spazi della fabbrica e gli impianti, nel quadro del più ampio tour negli stabilimenti italiani dell’ex Ilva.

Il colloquio in Comune viene descritto come cordiale, ma il messaggio portato da Palazzo Tursi è stato molto netto. Silvia Salis ha spiegato di avere chiesto al gruppo indiano garanzie concrete sulla piena tutela occupazionale e salariale dei lavoratori di Cornigliano, insieme agli investimenti ritenuti indispensabili per rilanciare un polo industriale che resta profondamente legato alla storia produttiva della città. Al centro, ha sottolineato la sindaca, non c’è soltanto il futuro della fabbrica, ma anche la necessità che qualunque prospettiva industriale si muova nel rispetto della salute e dell’ambiente, sia per chi lavora all’interno dello stabilimento sia per i cittadini che vivono attorno all’area.

Dalle parole della sindaca emerge anche un elemento politico e territoriale preciso: la sensazione che Jindal guardi a Genova non soltanto come a un sito industriale su cui investire, ma come a un’area nella quale valutare anche un ritorno sociale più ampio. Un passaggio che riguarda in particolare Cornigliano, quartiere che da anni vive in equilibrio difficile tra identità industriale, attese di rilancio e peso di promesse rimaste incompiute.
Resta però chiaro che la regia della trattativa non è nelle mani del Comune. Silvia Salis ha ricordato che il negoziato per la vendita dell’ex Ilva spetta al Governo e ai commissari, ma ha anche fatto capire quanto i tempi siano diventati un fattore cruciale. L’auspicio espresso da Tursi è che si arrivi in fretta a una soluzione definitiva, nell’interesse dei territori coinvolti e soprattutto dei lavoratori, logorati da anni di disinvestimenti, rinvii e aspettative deluse.
Più che una visita di cortesia, dunque, quella andata in scena a Palazzo Tursi appare come un primo test politico e industriale. Genova ha ricordato al potenziale acquirente quali sono le condizioni minime perché il futuro dell’ex Ilva possa essere considerato credibile: sicurezza per i posti di lavoro, stipendi garantiti, investimenti veri e un rapporto finalmente più serio con il territorio.
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